Raccomandazioni per la coltivazione ex situ e la reintroduzione


Introduzione

Persone ben intenzionate regolarmente introducono piante selvatiche al di fuori del loro areale storico di distribuzione senza tenere conto dell'origine del materiale vegetale introdotto o delle condizioni ecologiche che caratterizzano il sito di introduzione.
Queste azioni causano un inquinamento genetico della flora indigena e, in certi casi, possono ridurre la possibilità di sopravvivenza di specie molto minacciate.

Questa constatazione ha indotto la CPS, nel 1997, a formulare delle raccomandazioni sulla base delle « Linee direttive per la conservazione e il recupero dei vegetali » (1994) del Consiglio d’Europa.

Prima di procedere a qualsiasi messa in opera è necessario consultare specialisti del ramo. Nel caso si effettui una reintroduzione di materiale vegetale in natura è imperativo informare l'Ufficio cantonale della protezione della natura competente. Tutte le azioni volte alla protezione di specie minacciate - dalla produzione di semi, alla reintroduzione in natura - saranno registrate dai centri di coordinamento della CPS e del CRSF (Centro della rete svizzera di floristica) attraverso la compilazione di due formulari allegati alle raccomandazioni.

Raccomandazioni per la coltivazione ex situ e la reintroduzione in natura di piante indigene minacciate di estinzione
(1997, parzialmente adattate 2008)


Osservazioni preliminari
Con il termine di coltivazione ex situ, s'intende la coltivazione di specie vegetali fuori dal loro ambiente naturale. La coltivazione ex situ di specie, seguita dalla reintroduzione nelle biocenosi naturali originali, rappresenta una delle possibili misure contro l'estinzione. La coltivazione ex situ di specie indigene minacciate non deve essere tuttavia considerata in alcun caso, un alternativa alla protezione delle popolazioni naturali (protezione in situ). Idealmente, protezione in situ e conservazione ex situ costituiscono operazioni complementari. La coltivazione ex situ è particolarmente indicata se rappresenta il preambolo alla ripiantagione delle specie minacciate in luoghi situati all'interno del loro areale storico di distribuzione.
La reintroduzione di specie è però un argomento ancora molto dibattuto (cfr. ANL 1980, Londo e Van de Mejiden). In generale, la reintroduzione di specie attraverso i semi è meno problematica della messa a dimora d'individui. Infatti in quest'ultimo caso, le piante sono sottratte alla selezione naturale che ha luogo nei primi stadi dello sviluppo vegetale e lo spettro genetico della popolazione può esserne influenzato. La piantagione d'individui è raccomandata solo nel caso di specie vivaci particolarmente rare e preferenzialmente per i discendenti della prima generazione della pianta d'origine.
Negli ultimi tempi sono apparse numerose pubblicazioni che trattano della conservazione delle specie animali e vegetali minacciate attraverso misure di protezione in situ e la coltivazione ex situ (cfr. bibliografia). Di seguito sono elencate alcune raccomandazioni pratiche relative alla raccolta dei semi, alla coltivazione di specie vegetali rare e alla loro reintroduzione in natura, elaborate sulla base della letteratura a disposizione.



1.  Criteri che giustificano la coltivazione ex situ di una specie selvatica  minacciata:

  • La specie è minacciata a livello europeo, svizzero o regionale (Moser et al. 2002).
  • Determinate popolazioni di queste specie sono compromesse in modo irrimediabile (ad. es. da costruzioni).
  • Il prelievo di semi o di parti della pianta non nuoce alle popolazioni esistenti. Particolare prudenza deve essere rivolta alle specie annuali e bisannuali o monocarpiche, i cui effettivi di popolazione dipendono essenzialmente dalla produzione di semi.
  • Esistono siti naturali o di sostituzione idonei alla reintroduzione delle specie coltivate.



2.  Istituzioni

Le specie minacciate dovrebbero essere moltiplicate nel primo luogo nei giardini botanici che hanno sperimentato esperti. Il dialogo tra giardini botanici, ditte di tipo commerciale e privati attivi nell'ambito della conservazione della natura, che moltiplicano e/o distribuiscono sementi è molto importante.


3.  Coordinamento e informazione

La raccolta del materiale vegetale (semi, ecc.), la coltivazione ex situ e la reintroduzione di una specie minacciata devono essere eseguite in collaborazione con gli uffici cantonali di protezione della natura. Per ciò che attiene alle specie minacciate in tutta la Svizzera (categorie EX, EW, RE, CR, EN e VU, cfr. Moser et al.), la segreteria della CPS deve essere informata attraverso il formulario di protocollo presentato in allegato. Informazioni concernenti esperienze di coltivazione di specie indigene minacciate possono essere richieste alle direzioni dei giardini botanici come pure alla segreteria della CPS che può a sua volta, indirizzare verso persone di contatto attive in questo preciso ambito.


4.  Raccolta di semi e di parti di piante per la coltivazione ex situ

Nella misura del possibile, è consigliato prelevare un campione da 10 a 50 individui per popolazione. La raccolta del materiale dovrebbe essere effettuata in periodi differenti. Una particolare attenzione deve essere rivolta alla differenziazione ecotipica di una specie all'interno di una popolazione (ad esempio, all'esistenza di sotto-popolazioni adattate a precisi micro-habitats). La dimensione del campione deve essere tale da poter garantire che i discendenti di tutte le piante-madri saranno presenti nella popolazione coltivata ex situ, tenuto conto delle perdite che occorrono al momento della germinazione, dello sviluppo delle piantine, etc.
Il mantenimento dei semi in un ambiente secco e freddo ne accresce considerevolmente la vitalità (5 °C).


5.  Coltivazione ex situ

Nei giardini botanici esiste primo fra tutti, il pericolo d'ibridizzazione con piante della stessa specie ma di provenienza differente, come pure con specie imparentate. Per questa ragione, le coltivazioni ex situ dalle quali si prelevano semi per le reintroduzioni in natura, devono essere mantenute in luoghi isolati.
Se la moltiplicazione ha successo, i semi o le giovani piantine sono rintrodotti nel loro sito di provenienza o in siti di sostituzione appropriati o allora consegnati a ditte o privati interessati a ripetere la moltiplicazione. I giardini botanici non possono garantire la coltivazione ex situ di piante selvatiche a lungo termine, a causa della mancanza di spazi adeguati e di sorveglianza. Una certa riserva di semi deve tuttavia essere mantenuta.
Le piante che da più anni sono coltivate in un giardino botanico non costituiscono un materiale idoneo a progetti di reintroduzione. La loro provenienza non è infatti sempre chiara e a causa della coltivazione, ha luogo una selezione non desiderata; spesso inoltre, è disponibile un numero troppo piccolo di individui o di cloni per assicurare una diversità genetica accettabile.


6.  Reintroduzione

Il materiale (semi, piantine, ...) utilizzato per le reintroduzioni deve, ad eccezione di casi particolari, essere stato prelevato nella stessa regione (cfr. Régions biogéographiques de la Suisse, Gonseth et al., suddivisione in 11 regioni).
Per ogni reintroduzione, si raccomanda di notare in quali condizioni la riuscita è maggiore (ad es. secondo la varietà dei micro-habitats, il tipo di semina sul suolo o in terra, la stagione per la semina). Un controllo di lunga durata sul terreno è indispensabile: vedere Monitoraggio.
Ogni introduzione di specie in un nuovo sito, deve essere annunciata al CRSF, attraverso il formulario di segnalazione di una specie (in francese o tedesco). 1. Bordereau à charger -> sous "Remarques": "plantes introduites" ou 2. Bordereau en ligne -> sous "Compléments": "origine de la population" (cfr. Formulari allegati).
Qualsiasi Istituto o privato che desiderasse procedere ad una reintroduzione deve mettersi in contatto con un giardino botanico universitario, con un ufficio cantonale di protezione della natura o con la segreteria della CPS. Rendiamo attenti al fatto che l'introduzione di piante non indigene in una regione è sottoposta ad autorizzazione secondo la Legge sulla protezione della natura e del paesaggio LPN Art. 23.



Indirizzi utili

  • CPS (Commissione svizzera per la conservazione delle piante selvatiche):
    Segretariato, Mme S. Rometsch, Domaine de Changins, CP 1012, CH-1260 Nyon 1
    tel. +41(0)22 363 47 28
    E-mail sibylla.rometsch(at)acw.admin.ch

  • CRSF (Centro della rete svizzera di floristica):
    B. Bäumler (Coordinatore), Case Postale 60, CH-1292 Chambésy
    tel. +41(0)22 418 51 98
    E-mail beat.baumler(at)ville-ge.ch


Indirizzo E-mail: ricambiare (at) per @




Formulari allegati

- CPS: Formulario di protocollo (in francese)
- CRSF "Bordereau" formulario da scaricare o direttamente on-line


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